3 film e 2 libri da vedere e leggere prima di andare in Giappone
Preparare un viaggio in Giappone è una cosa curiosa. Per mesi si leggono guide, si salvano ristoranti su Google Maps, si costruiscono itinerari quasi militari tra Tokyo, Kyoto e Osaka. Si studiano i treni, si controllano i cambi di valuta, si cerca di capire quanti templi si possano vedere in una giornata senza impazzire. Eppure il Giappone, quello vero, raramente si lascia conoscere attraverso una lista di attrazioni.
Per questo, prima di partire, vale la pena fare una cosa diversa: guardare qualche film e leggere qualche romanzo. Non per arrivare preparati. Nessuno arriva preparato in Giappone. Ma per sviluppare uno sguardo. Perché il Giappone non è soltanto ciò che vedrai. È anche il modo in cui lo guarderai. E alcuni film e libri riescono a fare una cosa preziosa: insegnarti a notare dettagli che altrimenti ti sfuggirebbero.

Perché film e libri possono cambiare il modo in cui viaggi
Quando pensiamo al Giappone, spesso immaginiamo due estremi.
Da una parte i neon di Shibuya, gli schermi giganti, gli anime, i treni ad alta velocità. Dall’altra i templi, i giardini zen, i ciliegi in fiore e le case tradizionali. La verità è che il Giappone vive soprattutto nel mezzo. Vive nei minimarket aperti ventiquattr’ore su ventiquattro. Nei distributori automatici in mezzo al nulla. Nei silenzi in metropolitana. Nei piccoli ristoranti con otto posti a sedere. Nei quartieri residenziali dove non succede apparentemente nulla. I film e i libri che abbiamo scelto raccontano proprio questo: il Giappone che non trovi nelle brochure.

Lost in Translation: la sensazione di essere lontanissimo da casa
Se c’è un film che ha contribuito a costruire l’immaginario contemporaneo di Tokyo è sicuramente Lost in Translation. Bill Murray e Scarlett Johansson si incontrano in una città che sembra appartenere a un altro pianeta. Hotel altissimi, karaoke, luci al neon, insonnia e quella sensazione di essere contemporaneamente spaesati e affascinati. Molti considerano Lost in Translation un film sul Giappone. In realtà è un film su cosa significa sentirsi stranieri. Ed è proprio per questo che funziona così bene prima di partire. Perché, prima o poi, anche tu vivrai un momento simile. Magari uscendo dalla stazione di Shinjuku la prima sera. O entrando in un locale dove nessuno parla inglese. O guardando una fila perfettamente ordinata di persone aspettare il treno. Non ti spiegherà il Giappone. Ti preparerà a sentirti piccolo dentro qualcosa di enorme.

Tokyo Story: il Giappone che esisteva prima dei grattacieli
Molto prima che Tokyo diventasse la metropoli che conosciamo oggi, Tokyo Story raccontava già il cuore del Paese. È un film apparentemente semplice. Una coppia anziana va a trovare i figli nella capitale. Tutto qui. Eppure dentro questa storia minima c’è una quantità impressionante di Giappone. Ci sono i rapporti familiari, il rispetto, la distanza emotiva, il cambiamento generazionale e quella capacità tutta giapponese di esprimere enormi sentimenti attraverso gesti minuscoli. Ozu gira come se stesse osservando la vita da una stanza accanto. Guardare Tokyo Story prima di partire significa capire che il Giappone non è nato con gli anime o con i grattacieli di Shinjuku. Esiste una profondità culturale che continua a vivere ancora oggi, anche dietro le facciate più moderne.

Drive My Car: il Giappone contemporaneo che non trovi sulle cartoline
Se Lost in Translation racconta lo sguardo dello straniero e Tokyo Story quello della tradizione, Drive My Car mostra il Giappone contemporaneo. È un film lento. Non ha fretta di arrivare da nessuna parte. Seguendo il viaggio emotivo di un regista teatrale tra Hiroshima e altre città giapponesi, Hamaguchi costruisce un racconto fatto di strade, automobili, silenzi e conversazioni che sembrano sospese. La cosa più interessante è che il Giappone qui non viene mai esibito. Non ci sono attrazioni turistiche. Non ci sono immagini da cartolina. Eppure, quando il film finisce, hai la sensazione di aver capito qualcosa in più sul paese. Forse perché ti mostra la vita quotidiana. Quella che i turisti vedono raramente.

Kitchen: imparare a osservare le piccole cose
Tra i libri, il primo consiglio è Kitchen. È uno di quei romanzi che sembrano semplici e invece continuano a lavorarti dentro anche dopo l’ultima pagina. La protagonista, Mikage, trova conforto nelle cucine. Non nelle persone, non nei grandi eventi, ma negli spazi dove si prepara da mangiare. Sembra una premessa minima. Eppure Banana Yoshimoto riesce a costruire un racconto delicatissimo sulla perdita, l’affetto e la quotidianità. Per chi sta per andare in Giappone, Kitchen ha un merito enorme: insegna a guardare. Dopo averlo letto inizi a prestare attenzione ai dettagli. Alle luci di un appartamento. A un pasto condiviso. A un piccolo locale aperto fino a tardi. Alle cose apparentemente insignificanti che rendono una città viva. Ed è proprio lì che spesso si nasconde il Giappone più interessante.

La ragazza del convenience store: il Giappone che incontrerai davvero
Il secondo libro è La ragazza del convenience store. Se Kitchen racconta il lato più intimo della quotidianità, questo romanzo racconta il rapporto quasi ossessivo tra individuo e società. La protagonista lavora in un convenience store, uno dei celebri kombini giapponesi aperti giorno e notte. Chiunque abbia viaggiato in Giappone sa quanto questi luoghi siano importanti.
Ci compri la colazione. Il pranzo. Una bottiglia d’acqua. Un ombrello. Un biglietto. A volte persino la cena alle due del mattino. Ma Murata usa quel piccolo negozio per raccontare qualcosa di più grande: il peso delle aspettative sociali e il desiderio di sentirsi accettati. Dopo aver letto questo libro, entrerai in un FamilyMart o in un 7-Eleven con occhi diversi. E probabilmente capirai che anche un minimarket può raccontare un paese.
Il Giappone che non troverai nelle guide
Le guide servono. Gli itinerari servono. Anche sapere quali templi visitare a Tokyo o come organizzare qualche giorno a Kyoto è fondamentale.
Per questo ti consigliamo anche di leggere la nostra guida su quali templi visitare a Tokyo e la mini guida su cosa vedere a Kyoto in 4 o 5 giorni.
Ma film e romanzi fanno qualcosa che una guida non può fare.
Ti insegnano a guardare.
E quando finalmente arriverai in Giappone, scoprirai che spesso le cose che ricorderai di più non saranno il tempio più famoso o il panorama più spettacolare.
Saranno una cena in un locale minuscolo. Una passeggiata sotto la pioggia. Una stazione quasi vuota. Una luce accesa dietro una finestra.
Proprio come nei film e nei libri che hai portato con te.